Il Castello di Kafka

14 Marzo 2018 gestione 0 Comments

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In un paese non precisato, in una gelida notte invernale, il protagonista, chiamato semplicemente K., giunge in un villaggio in cui sorge un misterioso castello apparentemente irraggiungibile. Più K. prova ad avvicinarsi più questo gli si allontana. Le uniche informazioni che riesce ad ottenere ne evidenziano il carattere corrotto ed illogico.

Da subito si evince una serie di caratteristiche narrative tipiche dello stile kafkiano.

Per prima cosa la figura del protagonista, prototipo di ragione e correttezza morale che si trova solo contro un mondo in cui i valori appaiono incredibilmente rovesciati.

Ogni pagina è carica di suspense, alimentata da periodi lunghi e complessi con descrizioni minuziose su particolari apparentemente irrilevanti, senza che venga però mostrato alcun dettaglio di contorno: non si sa nulla di ciò che si trova oltre questo villaggio, così come non si conosce nulla circa il misterioso castello. Gli unici contatti che si hanno con questo intricato mondo sono mostrati attraverso gli occhi della gente comune, che ne vive ai margini, soggiogata e dominata totalmente dal solo riflesso.

 

Ho letto ogni genere di interpretazione circa questo romanzo e poche sembrano concordare. Leggendolo si ha l’impressione costante di riuscire a cogliere un filo d’Arianna al suo interno per poi vederlo sfuggire poche pagine dopo, come se l’autore stesso si stesse prendendo gioco del lettore attraverso un continuo intricarsi e districarsi della trama.

Ma cosa voleva comunicare davvero l’autore? Quali erano le sue reali intenzioni?

L’alone di mistero che si percepisce durante la lettura si alimenta in un crescendo senza fine, come d’altronde lo stesso romanzo.

Consiglio la lettura di questo libro ai più temerari, ovvero ai più appassionati.

 

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