Gente di Dublino, di James Joyce

10 Gennaio 2018 gestione 0 Comments

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Leggendo questo libro non ho potuto fare a meno di notare che ogni racconto aveva qualcosa che richiamava fortemente un fatto accadutomi lo stesso giorno, e così ancora pagina dopo pagina, come se lo scrittore fosse lì accanto a me e scrivesse tutto ciò che mi stava succedendo, come se la potenza del libro potesse essere colta anche solo dal linguaggio.

Perché? mi sono chiesta.

Perché un racconto di Joyce dell’Irlanda del ventesimo secolo, incentrato sulla caduta dei valori morali in una società costretta dalla religione dovrebbe riguardare me?

Ho letto varie recensioni di questo libro in cerca di una risposta, ma non facevano che complicare la mia domanda.

Gente di Dublino focalizza la sua attenzione soprattutto su due aspetti importanti, comuni tra l’altro a tutti i racconti: la paralisi principalmente morale e causata dalla politica e dalla religione dell’epoca e la fuga, intesa come conseguenza della paralisi, proprio quando i protagonisti prendono coscienza della loro condizione. Tutta la città è “spiritualmente debole”, gli abitanti sono schiavi della loro cultura e quando la “paralisi” si rivela alle “vittime”, quello è il punto di svolta della storia. Conoscere se stessi è la base della morale, se non la morale stessa. Tuttavia lo scrittore irlandese non si comporta come un educatore, anzi il tema principale di Gente di Dublino è proprio l’impossibilità di uscire da questa situazione. Potremmo dire quindi che questa sorta di “fallimento” della fuga rappresenta un altro nodo importante. […] Certamente questo capolavoro di realismo e audacia non è il tipo di lettura che intrattiene, è uno di quei libri cervellotici che colpiscono la mente più che il cuore, non sconvolgono più di tanto il nostro animo. Gente di Dublino è piuttosto un libro-denuncia delle condizioni in cui versava l’Irlanda ad inizio ‘900 (Per il testo completo clicca qui ).

Nonostante io sia perfettamente d’accordo con tutto quanto scritto in questa recensione non posso fare a meno di dire che, in realtà, tutto quello che ho percepito si discosta anche da questo.

Questo libro è potente, potente è il linguaggio mentre descrive semplicemente l’arredamento di una casa, o una passeggiata pomeridiana perché ogni parola scritta ha un significato che va oltre il semplice racconto, così da creare una vastità di contenuti che non può non coinvolgere interamente il lettore. Ogni racconto ha così tanto da dire che non si esaurisce ma continua a fiorire, come se il tempo stesso fosse acqua per le sue foglie e il fatto stesso di non lasciare soluzione a tanto spaesamento è la chiave di volta dell’intero libro: un mondo che non può essere cambiato e che nella sua insensibile monotonia e voracità coinvolge ogni cosa.

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